Focaccia col formaggio di Recco

Febbraio 11, 2008 on 5:56 pm | In Ricette | 9 Comments

   

Per l’ottima riuscita dell’Autentica Focaccia col Formaggio di Recco é importantissima la qualità della crescenza, che dovrà avere determinate caratteristiche organolettiche e resa di cottura.
Gli esperti del Comitato di Autenticità del marchio si riserveranno di dare consigli in merito, affinché la crescenza usata sia idonea ad ottenere il qualificato prodotto finale
DOSI E INGREDIENTI:
Kg. 1 di farina “00″ rinforzata o manitoba
dl. 1 di olio di oliva
sale quanto basta
dl. 2 acqua
kg. 2 di crescenza freschissima


“Questa che vi forniamo è la preparazione ufficiale dell’Autentica Focaccia col Formaggio, ma è certo che i fornai di Recco hanno qualche loro segreto che bene si sono sempre guardati dal lasciarsi sfuggire.
Infatti, malgrado gli stessi ingredienti utilizzati, difficilmente la focaccia col formaggio cotta nel nostro forno sarà tale a quella (squisita) che si può acquistare nella bella cittadina ligure”.
Preparare gli ingredienti, formare un impasto con farina, versando un pò di olio d’oliva aggiungete il sale ed infine l’acqua lavorate a mano (potrete farlo anche con l’impastatrice) sino a quando l’impasto risulterà morbido e liscio. Farlo riposare per circa 60 minuti in temperatura di circa 18/20° e coprire.
Dopo aver lasciato riposare l’impasto per 60 minuti, dividete l’impasto per prelevarne un pane di circa 1/2 chilogrammo e tirarlo leggermente con il mattarello rendendo la pasta sottile. Mettere le mani chiuse a pugno sotto la sfoglia e, ruotandola, allargarla e renderla più sottile possibile. Appoggiarla sulla teglia di rame precedentemente oliata. Quindi deporre sulla sfoglia la crescenza in piccoli pezzi (circa una noce per ciascun pezzo) in senso circolare. Fare una seconda sfoglia molto sottile (quasi trasparente) con lo stesso procedimento della prima e ricoprire la teglia con la sfoglia di base già cosparsa di crescenza. Chiudere le estremità delle due sfoglie in modo che i bordi sovrapposti risultino ben saldati ed eliminare la quantità di sfoglie (sopra e sotto) che fuoriescono della teglia. Con le dita pizzicare più punti della pasta formandovi dei fori della grandezza di circa 1 centimetro. Cospargerla di sale ed irrorarla con olio d’oliva.
Cuocere in forno alla temperatura di 270°/320° per circa 7/4 minuti. Il forno deve essere regolato in modo tale che il suolo sia più caldo del cielo del forno. La cottura sarà ultimata quando la focaccia avrà un colore dorato sopra e sotto.

  

Il Passo del Faiallo

Febbraio 8, 2008 on 5:32 pm | In Escursioni | 10 Comments

    

  Il passo del Faiallo è un valico dell’Appennino ligure posto a quota 1044 m s.l.m. lungo la Strada Provinciale SP73 che collega il passo del Turchino con Tiglieto attraversando valle dell’Orba e il comune di Urbe in provincia di Savona e assumendo la denominazione di Strada Provinciale SP40.La reale altitudine del valico è però, se si considera il vecchio sentiero che risale da Arenzano e Crevari attraverso il Passo della Gava, di 1061 m.s.l.m.Il nome Faiallo deriverebbe dal latino fagus, faggio in italiano, albero presente in gran quantità nei boschi circostanti.
La zona del passo, data l’estrema vicinanza dello
spartiacque al mare, è sede di singolari fenomeni meteorologici ed ha una nevosità molto elevata. A causa di ciò non è infrequente trovare la strada del passo chiusa al traffico durante la stagione invernale.Nelle vicinanze del passo, in territorio genovese, la strada provinciale passa nei pressi del Sacrario dei Martiri del Turchino e incrocia la medievale via della Cannellona che collegava Voltri con Masone e la valle Stura.Il passo del Faiallo, grazie all’omonimo albergo posto nelle immediate vicinanze del valico, è sede di una tappa dell’Alta Via dei Monti Liguri. Da qui inizia il parco del Beigua, che arriva all’omonimo monte in direzione del Savonese.Attraversando in lunghezza il primo spartiacque dal mare e costeggiando le prime formazioni montuose degne di nota (monte Dente 1109 m s.l.m., monte Reixa 1183 m s.l.m.) è sicuramente una tra le strade più panoramiche della Liguria e offre visioni mozzafiato del litorale genovese e della riviera di levante nelle giornate serene.

…voi ci credete?

Febbraio 5, 2008 on 9:05 am | In Luoghi magici... | 9 Comments

     

La strega E’  una donna ritenuta dedita all’esercizio della stregoneria, ovvero, secondo vasta credenza popolare tradizionale a molte culture, una donna che si ritiene sia dotata di poteri occulti; il suo omologo maschile è lo stregone. Tali poteri sono stati attribuiti dalla superstizione, specie in passato, a ipotizzati rapporti con il diavolo, congettura alimentata anche dall’establishment religioso.La figura della strega ha però radici che precedono il cristianesimo ed è presente in quasi tutte le culture come figura a metà strada tra lo sciamano e chi, dotato di poteri occulti, possa utilizzarli per nuocere alla comunità, soprattutto agricola.È stata avanzata l’ipotesi che la stregoneria sia l’interpretazione fantastica dell’intossicazione da Ergot.[1]Solitamente le streghe si distinguono in due categorie, streghe nere e streghe bianche. Secondo la tradizione, le prime hanno più probabilità ad avere contatti con il male, mentre alle seconde, vengono attribuiti dei poteri di guarigione.Il termine deriverebbe dal greco “stryx, strygòs” e sta per “strige, barbagianni, uccello notturno”, ma col passare del tempo assunse il più ampio significato di “esperta di magia e incantesimi”. Nel latino medioevale il termine utilizzato era lamia, mentre nell’Italia dei giorni nostri il sostantivo varia molto a seconda della zona. Possiamo perciò trovare:

 Quando andrete a Triora non dimenticate una visita a:

LA Bottega Di Angela Maria
Molini di Triora P.za Roma 26 tel: 018494021

troverete tanti ricordi tipo streghe di pezza portafortuna, pozioni e tutto quello che fa parte del mondo delle streghe. Mi regalarono una bellissima strega di pezza su una scopa…non so se mi abbia portato fortuna…ma la conservo ancora e ogni tanto le do una strofinatina sperando…

Il borgo delle streghe…

Febbraio 3, 2008 on 9:12 pm | In Luoghi magici... | 9 Comments

     

TRIORA

Le streghe di Triora vivono ancora Per la donna triorese quell’insignificante pianta, chiamata erba della Madonna, rappresenta un vero toccasana contro ogni male, dall’insonnia al mal di pancia, dal raffreddore ai disturbi nervosi. Prelevandone una manciatina dal barattolo non fa che perpetuare una pratica atavica. Il nome volgare dell’erba, strigonella o erba stregona, è una delle numerose contraddizioni insite nella storia delle streghe di Triora.  Anche la mamma che sfrega l’aglio o pone il rametto di assenzio sul pancino del bimbo agitato per scacciare i vermi e gli spiriti maligni non fa che confermare antiche conoscenze.  Ora, almeno ufficialmente, le streghe a Triora non esistono più; rimane il ricordo di racconti fantastici, popolati di incubi ma soprattutto le lettere, i verbali di interrogatori e torture e le sentenze di condanna a morte di oltre quattrocento anni fa. Quelle pagine ingiallite dal tempo parlano di donne accusate delle colpe più orrende: l’infanticidio, l’accoppiamento carnale con il diavolo, l’inaridimento delle mammelle delle mucche e l’inacidimento del latte materno. Una bàgiua aveva provocato una tempesta talmente dannosa da compromettere definitivamente il raccolto delle vigne per almeno tre anni, un’altra ancora aveva confezionato un veleno, composto da cervello di gatto e si sangue umano, facendolo ingerire mortamente ad un cappellaio genovese. Talvolta, per guastare chi avesse loro arrecato qualche sgarbo, si trasformavano in gatti, intrufolandosi nelle abitazioni; non disdegnavano neppure di assumere le sembianze di un caprone, magari per volare all’isola della Gallinara.Anche una presunta carestia era colpa, anzi la principale colpa - quella che diede inizio alla triste vicenda, con lo stanziamento di ben cinquecento scudi da parte del Parlamento - di quelle trenta donne, di quel fanciullo anch’egli accusato e di quello stregone finito dietro le sbarre delle carceri genovese. Se i roghi non illuminarono l’Alta Valle Argentina, non fu certo dovuto ad un atto di clemenza, bensì ad un aspro contrasto fra le autorità civili e quelle religiose.  Passando per le vie dell’antico borgo medievale, si provano ancora improvvisi brividi; alle inferriate delle abitazioni di Via San Dalmazzo, adibite a carcere, sembrano giungere lamenti, che a poco a poco a poco diventano urla raccappriccianti. 
Il costituto dei tormenti di Franchetta Borelli testimonia la crudeltà del Commissario straordinario della Repubblica di Genova, Giulio Scribani, autentico mattatore della vicenda, distintosi in una frenetica e fruttuosa caccia alle streghe lungo tutto il territorio dell’antica podesteria. Franchetta nulla confessava, perché nulla aveva commesso; eppure venne sottoposta per due giorni alla tortura del cavalletto; dalle sue parole, dalle sue richieste di misericordia traspare il rimpianto per non poter andare nei boschi dove, sono parole sue, nascevano così belle castagne marrone…
L’inumano Commissario, in preda a veri e propri raptus, venne dapprima scomunicato per la sua ferocia ed implacabilità ma successivamente assolto per questioni meramente politiche e di convenienza.  Presso la Cabotina, casolare dall’aspetto tetro da sempre creduto dimora delle streghe, durante certe notti nebbiose sembrano risuonare grida gutturali, mentre luci illuminano improvvisamente la zona, dandole un aspetto vieppiù sinistro.Qualcuno, giunto nei pressi della fontana di Campumavue o vicino alle limpide cascate del Lagudegnu, si fa il segno della croce; qualcun altro esita prima di prendere un sentiero che conduce ad un casolare un tempo abitato da una strega.Le streghe non sono morte. Sopravvivono, oltre che nei gesti e nelle abitudini quotidiane, tra i muri, nelle foreste e presso le sorgenti della magica ed incantevole Valle Argentina.  

 

Le bugie…

Febbraio 1, 2008 on 1:27 pm | In Ricette | 13 Comments

RICETTA  BUGIE - CHIACCHERE


Disporre la farina a fontana, aggiungere le uova, lo zucchero, il burro sciolto, l’acqua e il marsala. Amalgamare bene tutto con le mani, poi passare la pasta nella macchina delle tagliatelle più volte, prima facendola più spessa poi, mano a mano, più sottile. Poi allargare la sfoglia e tagliarla con la rondella in rettangolini di circa cm. 16×9 con un taglio in mezzo per il lungo, poi annodare ciascuna su se stessa attraverso il taglio centrale. Mettere a cuocere nella friggitrice, con olio d’oliva o meglio di semi, per pochi secondi. Quando sono cotte metterle in un piatto a strati e su ogni strato spargere zucchero a velo, fare così tanti strati a piramide. Durano anche 15 giorni.

Ingredienti:
Farina “00″ gr.650; Zucchero gr.200; Burro gr.150; Uova 3; un bicchierino di marsala; un bicchierino d’acqua; zucchero a velo.

Carnevale nei dintorni

Febbraio 1, 2008 on 1:17 pm | In Appuntamenti | 3 Comments
       

Grande Festa Di Carnevale 2008 a Pegli

L’associazione Pro Loco, in collaborazione con l’associazione A.N.S.P.I.,  il Gruppo Storico Pegliese, e diverse palestre di Pegli, sono liete di presentarvi l’annuale manifestazione del Carnevale che si terrà il giorno 3 Febbraio  2008. Partecipate numerosi!

Alla manifestazione parteciperanno le scuole elementari pegliesi in maschera ed è prevista inoltre la presenza di 2 carri allegorici.

Il corteo partirà alle ore 14:30 dal molo Archetti lungo la passeggiata a mare fino a raggiungere largo Calasetta ove si esibirà il gruppo musicale giovani Pro Loco “UNDERDARK”, il coro Arcobaleno A.N.S.P.I., il gruppo sportivo “S. MARZIANO - A.N.S.P.I”  ed altre palestre della nostra delegazione.

La sig.ra Frumenti (Gruppo Storico) successivamente reciterà una poesia in genovese sul tema del carnevale.

A seguire è prevista infine la  consueta rottura della pentolaccia.

Come gustare il pesto?

Febbraio 1, 2008 on 9:07 am | In Appuntamenti, Ricette | 5 Comments

     

 Cari amici, personalmente, come per la focaccia, il pesto mi piace in tutti i modi…anche da solo a cucchiaiate! Lo adoro con gnocchi di patate (e con tanto parmigiano sopra…), sopra una bruschetta con il brie fuso (provare per credere!), nella lasagna al forno, con il carpaccio di pesce spada (avete mai provato?) e su una bella fetta di pane di grano duro appena tagliata…

Vi invito a sbizzarrirvi  su tutte le varianti provate e ad indicare tutti i modi possibili…sperimentiamo insieme…questa nostra fantastica ricetta amata e invidiata in tutto il mondo…Nessuno lo prepara bene come noi!!!!

 http://parco-basilico.provincia.genova.it/ita/BasilicoGen_PBP.html

http://www.pesto.net/pra.php

Una manifestazione all’insegna del basilico e del pesto genovese

http://www.hotelgenova.org/Eventi-a-Genova/Eventi-Genova/Profumo-di-basilico.html

Il vero Pesto genovese

Febbraio 1, 2008 on 8:32 am | In Ricette | 5 Comments

DITE LA VOSTRA…

 INGREDIENTI PER CONDIRE 600 GR. DI PASTA

Basilico (Ocimum Basilicum) - 4 mazzetti di foglie di basilico fresco
Il Basilico deve essere quello che presenta i requisiti qualitativi e varietali previsti dal Disciplinare che regola il corretto uso della denominazione “basilico genovese”, sia utilizzato direttamente, sia in alternativa quale componente di un semilavorato composto da basilico genovese, fresco o conservato, olio extravergine di oliva di produzione ligure o ottenuto in regioni italiane contigue.
Olio extravergine di oliva - 1 bicchiere
Deve essere di origine ligure o prodotto in regioni italiane contigue e deve corrispondere ai requisiti del regolamento 796/02/ CEE.
Formaggio grattugiato - 3 cucchiai di parmigiano e 3 di pecorino
Deve appartenere alle tipologie DOP “Parmigiano Reggiano” o “Grana Padano” o alla tipologia “Pecorino” (romano, toscano, sardo o siciliano).

Aglio
- 2 spicchi
Quello tradizionalmente utilizzato.
Pinoli - 1 cucchiaio
Ottenuti da Pinus pinea devono essere prodotti nell’area mediterranea.
Noci (facoltative)
Ottenute da “Juglans regia” devono essere di origine europea
Sale grosso - qualche grano   

  PREPARAZIONE DEL PESTO ALLA GENOVESE

Per fare il vero Pesto alla genovese occorrono un mortaio di marmo e un pestello in legno, tanta diligenza e pazienza.La prima ricetta scritta del pesto che ci è giunta risale alla metà dell’800 e da allora, salvo sbrigative profanazioni nella tecnica d’esecuzione, non è cambiata. Per prima cosa bisogna lavare in acqua fredda quattro mazzi di basilico, naturalmente genovese, e poi metterli ad asciugare su un canovaccio, nel frattempo nel mortaio si deve pestare uno spicchio ogni trenta foglie d’aglio, la ritualità sta anche nelle dosi. L’aglio deve essere dolce, non deve prevalere pur facendosi sentire nel sottofondo…insomma non può mancare! E non deve mancare neppure il sale grosso, aggiungetene qualche grano. A questo punto, ma non tutte insieme (sono merce preziosa non erbetta qualunque!), vanno aggiunte le foglioline e si inizia con un dolce movimento rotatorio e prolungato a pestarle nel mortaio.Ricordatevi che gli oli essenziali del basilico sono conservati nelle venuzze delle sue foglie e che per ottenere il miglior gusto, bisogna non pestare gravemente ma ruotare leggermente il pestello in modo da stracciare, non tranciare, le profumate foglioline. Il suono del pestello di legno contro i bordi del mortaio accompagnerà il nostro lavoro. Quando il basilico stilerà un liquido verde brillante sarà il momento di aggiungere i pinoli, una manciata. I pinoli che ammorbidiranno e amalgameranno la salsa, le regaleranno quel bouquet gentile che fa da contraltare all’aglio, sono un di più, il tocco d’artista. Quelli di qualità migliore sono nazionali e, naturalmente, sono più cari, ma in questa occasione vogliamo sfatare il mito della parsimonia dei genovesi e sceglieremo per il meglio, d’altronde i pinoli sono presenti in tutte le nostre ricette importanti.E’ giunto il momento dei formaggi: parmigiano reggiano e pecorino sardo, entrambi DOP, adeguatamente stagionati. Ed infine l’olio extravergine d’oliva, versato a goccia, naturalmente italiano dal sapore non particolarmente aggressivo, non particolarmente intenso, ideale per sposare tutti gli ingredienti senza sopraffarli.

Un’ultima raccomandazione:
la lavorazione deve avvenire a temperatura ambiente e deve terminare nel minor tempo possibile per evitare problemi di ossidazione. A questo punto i A questo punto il pesto è pronto e può essere utilizzato per condire le troffie, le trofiette, le trenette avvantaggiae, i mandilli de saea, veri must della nostra cucina, e perfezionare il minestrone.

Oggi, nell’era della fretta, per fare il pesto si usa anche il frullatore, ma la migliore soluzione è sempre quella… “all’antica” !!!

Buon appetito

Il Borgo “Magico”: Bussana Vecchia

Gennaio 29, 2008 on 8:26 pm | In Luoghi magici... | 11 Comments

   Credete anche voi che sia un “luogo magico”?

 

                   Vicolo Autunnale a Bussana Vecchia 

Bussana nasce intorno all’anno 1050 sulla cima di una collinetta rocciosa dove il Signore feudale della zona, un membro dei Conti di Ventimiglia, fa costruire un primitivo castello. Nel 1259 Bussana viene acquistata dalla Repubblica di Genova.

Verso la fine del 1300 il numero delle case, e di conseguenza degli abitanti, aumenta sensibilmente e la cappella del castello non è più sufficiente a contenere tutti.
Inizia così la costruzione della chiesa che con il corso del tempo viene ampliata con l’aggiunta di due navate laterali.
Nell’ anno 1652 si abbatte gran parte del corpo della chiesa per un radicale cambio di stile, dal romanico al barocco.
Il 23 Febbraio 1887 un violento terremoto distrusse il villaggio che fu presto abbandonato. La prima scossa di terremoto fu la più terribile e disastrosa. La maggior parte delle case, specie quelle nella zona del castello, furono distrutte o gravemente lesionate. Molti degli abitanti perirono nel momento del crollo o nei giorni successivi essendo rimasti intrappolati dalle macerie. I superstiti vissero per circa sette anni in sistemazioni di fortuna a ridosso del villaggio, fino a quando, nel 1894, Bussana Vecchia fu definitivamente abbandonata.La nuova Bussana sorse più a valle, nella zona di Capo Marine.
Ma dagli anni Sessanta il vecchio borgo è tornato a rivivere.

Nel 1961, Clizia con il poeta Giovanni Fronte ed il pittore Vanni Giuffrè, fonda la Comunità Internazionale degli Artisti. Incomincia così il recupero degli edifici meno danneggiati, affrontando montagne di macerie con pochissimi mezzi finanziari, senza luce, acqua, gas e fognature.
A loro si aggiungono ben presto altri artisti provenienti oltre che dall’Italia, dalla Francia, dall’Inghilterra, dalla Germania, dall ‘Austria e dall ‘Olanda.

La focaccia nel latte?!!!!!!!

Gennaio 27, 2008 on 8:23 pm | In Blogroll | 12 Comments

  

  Cari amici, sarà capitato anche a voi…Non è il ritornello della famosa canzone, ma…

Vi sarà capitato di parlare in maniera lusinghiera della nostra focaccia con “foresti” e vederli esterefatti,  quando, avete raccontato che “la morte della focaccia” è nel caffelatte? A me è capitato: come è possibile mi veniva risposto, la focaccia tutta unta nel latte, con quelle macchioline d’olio che galleggiano? Non so voi ma io ci morirei con la focaccia “pucciata” nel latte…

 Anche se non disdegno la variante stracchino/prosciutto crudo, stracchino/prosciutto cotto, pomodoro/mozzarella/tonnata/lattuga e infine veramente libidinosa…con la nutella che salta fuori dagli “ombelichi”!

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Vi prego ditemi cosa ne pensate e se avete altre “varianti” da consigliare (anche se sono a dieta, le userò fra -20 kg)

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