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Appendice verbale dell’Invasato

Archive for the 'Video Sperimentali' Category

Physical Theatre

Posted in Video Sperimentali on Gennaio 25th, 2008

Physical Theatre

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Studio Azzurro

Posted in Video Sperimentali on Gennaio 25th, 2008

Studio Azzurro

“Studio Azzurro” nasce nel 1982 a Milano, come luogo di produzione video e ricerca artistica dalla confluenza di tre figure provenienti da ambiti mediatici diversi: Fabio Cirifino (fotografia), Paolo Rosa (arti visive e cinema) e Leonardo Sangiorgi (grafica e animazione). A partire dal 1995, visti i nuovi sviluppi dell’attività, entra a far parte integrante del gruppo Stefano Roveda, esperto in sistemi informatici e tecnologie interattive. Il nucleo fondamentale si avvale comunque da sempre di numerosi collaboratori e fin dagli esordi, nel continuo dialogo tra competenze diverse che abbracciano i più vari campi del sapere, dalle scienze alle arti, alla filosofia, si propone di ricreare una sorta di spazio di elaborazione creativa, aperto e dinamico, impegnato nel tentativo non semplice di ricucire la profonda frattura fra arti, scienza e società e superare così quello sterile e improduttivo conflitto tra particolarismi non comunicanti che caratterizza lo scenario culturale occidentale dall’avvento dell’era post-rinascimentale.

In effetti le premesse del gruppo-”progetto” devono essere ricercate in quella significativa esperienza d’avanguardia degli anni Settanta che fu il “Laboratorio di Comunicazione Militante”, cui aveva preso parte Paolo Rosa. Alla ricerca utopica di un’arte diffusa che si servisse di un rinnovato utilizzo creativo dei nuovi sistemi mediatici, questa prima formazione si muoveva in collegamento con le scuole, con i centri sociali, con gruppi di emarginati, operando “con gli strumenti dell’arte, confrontati però con l’invadenza, fortemente avvertita, dei mezzi di comunicazione”. (1) In particolare si cercava di rilevare analogie, riferimenti, strategie funzionali tra criteri estetici adottati dal mezzo televisivo e modalità compositive impiegate dagli artisti del passato, in una provocatoria proposta espressiva dal forte impianto socio-ideologico.

Già da questa prima avventura sperimentale, si afferma con decisione un atteggiamento anti- istituzionale, rivolto allo stesso ambito delle arti visive, una sorta di insofferenza classificatoria, che segnerà la difficile collocazione del gruppo, ma che ne rivela la particolare sensibilità riguardo ad una problematica così complessa e trasversale, che abbraccia l’intera società e i più variegati strati della cultura.

Occorre precisare che “Studio Azzurro” rifiuta da subito l’etichetta di “video-arte”, intendendo denunciare con questo un certo scetticismo nei confronti di un “uso diffuso e spesso immotivato di nuove tecnologie ridotte a puri strumenti espressivi, senza alcuna consapevolezza del mondo mediatico che rappresentano”. (2) Infatti, contro quella che rischiava di diventare una tendenza formalistica, puramente decorativa, che interpretava il video come strumento alternativo al pennello, l’intenzione programmatica del gruppo milanese consisteva piuttosto nel rilevare le trasformazioni in atto attraverso un’esplicitazione del più autentico significato del video come “sistema simbolico” della contemporaneità, capace in sé di riassumere il mutamento epocale, coinvolgente sia il pensiero dell’arte, sia l’universo della comunicazione, fino ad arrivare alle modalità percettive di base del singolo individuo.

Coniugando lucida consapevolezza e forte sensibilità sociale, “Studio Azzurro” delinea fin dagli esordi quelle che possono essere considerate le linee guida del suo lavoro: carattere ambientale dell’opera, che si fa più propriamente “evento”, situazione, luogo dove intrecciare liberi percorsi narrativi; ruolo centrale dello spettatore, inscritto com’è in un percorso narrativo meramente evocativo, che stimola il pieno investimento del suo immaginario e lo modella quindi come componente costitutiva essenziale, capace di realizzare le potenzialità dell’opera; neutralizzazione dell’apparato tecnologico, per mettere in scena un complesso gioco di interscambio tra reale e virtuale, verificandone attraverso seducenti e fluide proposte conoscitive la sostanziale ambiguità interpretativa e suggerendo, inoltre, nuove possibilità di integrazione tra uomo e dispositivi tecnologici, in una prospettiva etica di responsabilizzazione e di rinnovato recupero della dimensione poli-sensoriale.

Nonostante sia facilmente rintracciabile una continuità di fondo nella ricerca di “Studio Azzurro”, è altrettanto agevole distinguere due fasi fondamentali del loro percorso: le cosiddette “video-ambientazioni”, dal 1982 al 1993, in cui la fluidità dell’immagine video dialoga criticamente con la condizione generativa dell’oggetto scatola-monitor, rimanendo legata, tutto sommato, ad una dimensione ricettiva di tipo essenzialmente contemplativo; quindi la svolta iniziata nel 1995 e tuttora in corso degli “ambienti sensibili”, dove i presupposti teorici della ricerca trovano rinnovata e suggestiva espressione, grazie allo sconfinamento nello spazio dell’immagine proiettata e all’introduzione di sofisticate interfacce interattive.

Living Theatre

Posted in Video Sperimentali on Gennaio 25th, 2008

Living Theatre

Il Living Theatre è una compagnia teatrale sperimentale contemporanea, fondata a New York nel 1947 da Judith Malina e Julian Beck.

Sin dall’inizio ha coniugato la forma teatrale con l’impegno civile e politico, in senso libertario. Si riconoscono due fasi nella storia della compagnia: il primo periodo, dalla fondazione fino al 1960, il gruppo svolge in prevalenza attività stabile a Broadway e rappresenta soprattutto opere di nuovi drammaturghi americani: Gertrude Stein, William Carlos Williams, John Ashbery, Paul Goodman, o tratte da scrittori europei contemporanei (Jean Cocteau, Federico García Lorca, Pirandello). Nella seconda fase, che prese il nome di “movimento Off-Broadway”, inizia una nuova forma di attività come compagnia itinerante, prevalentemente in Europa e cicli di rappresentazioni più innovative, con forme di recitazione via via più sganciate dalla “finzione” e dal personaggio.

Arrivato in Italia nel 1961, il Living Theatre ha recitato in centinaia di paesi, piccoli e grandi, spesso in luoghi (cantieri, scuole, strade…) e contesti poco usuali. La compagnia ha portato così al pubblico italiano opere che hanno cambiato la fisionomia del teatro moderno, in cui predomina la ricerca collettiva degli attori e delle attrici e l’interazione creativa con il pubblico presente. Complessivamente, il Living Theatre ha rappresentato più di 80 produzioni, recitate in diverse lingue e in 25 paesi. Il gruppo lavora sempre in maniera autonoma e collettiva, con la direzione di Judith Malina e di Hanon Reznikov, subentrato nel 1985 a Julian Beck, dopo la scomparsa di quest’ultimo. Dal 1999 la sede europea del Living Theatre si trova a Rocchetta Ligure, in val Borbera in Piemonte.

Bill Viola

Posted in Video Sperimentali on Gennaio 25th, 2008

Bill Viola

Bill Viola (New York, 25 gennaio 1951) è uno fra i più apprezzati artisti nell’ambito della Videoarte. Con una carriera lunga ben 35 anni alle spalle, il suo significativo contributo al genere è oggi riconosciuto a livello internazionale.

Nel 1977, Bill, è invitato ad esporre le sue opere al La Troube University di Melbourne dalla direttrice artistica Kira Perov, donna che Viola sposerà più tardi.

Negli anni ‘80 Bill Vila decide di abbandonare la sua visione strutturalista dell’arte per avvicinarsi ad uno stile più visionario. È proprio in questi anni che Viola riscopre l’utilizzo della pellicola in bianco e nero, che servirà, inoltre, per la realizzazione di una mostra al MOMA di New York: la sua più grande mostra personale in assoluto.

Nel 1983 diviene professore in “Advanced Video” al California Institute of the Arts di Valencia (USA).

Nel 1990, due eventi segnano la carriera d’artista di Bill Viola: la morte della madre nel mese di febbaraio e la nascita del suo secondo figlio in quello di novembre. Quest’esperienza, infatti, ispirerà Viola per la realizzazione del video “The Passing”: opera che assume come tema portante la Morte e la Nascita come simboli dell’assurdità della condizione umana.

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